Per riflettere…

Febbraio 8, 2008 - 5 Responses

Non credo sia stato più difficile accettare l’evolversi di una malattia rispetto alle continue lotte con il mio Io interiore e all’accettazione di ciò che capita nel mondo odierno.

Nonostante l’incremento di validi aiuti rivolti ad informare la nostra società su ciò che ci riguarda e su ciò che si può realmente realizzare per renderci la vita il più possibile normale, ci sono dei momenti in cui non riesco a trattenere un impeto di rabbia se così la si può chiamare quella sensazione che ti sale in gola e ti stringe lo stomaco in una morsa quasi mortale.

vi spiego il motivo di questa mia breve e pungente riflessione.

Ho letto l’ennesimo articolo che riportava la disavventura di un non vedente in viaggio su un treno di Trenitalia.

Questo ragazzo aveva preso il suo treno come al solito e doveva scendere alla stazione successiva quindi quando ha sentito il treno fermarsi ha cercato di  aprire la porta per scendere e questa si è aperta. Ma, con sua brutta sorpresa il ragazzo si è trovato a cadere sulle rotaie. E mentre si rendeva conto del suo sbaglio che metto tra enormi virgolette poiché lo sbaglio non è il suo, ha cominciato a sentire le vibrazioni a causa dell’arrivo imminente di un altro treno che l’avrebbe sicuramente travolto.

Questo ragazzo dopo aver raccolto  tutto il suo coraggio si è posizionato nello spazio più ampio quello che si trova tra una rotaia e l’altra. il treno è arrivato e non l’ha risucchiato solamente per  miracolo.

Allora il ragazzo incredulo si è avviato verso una direzione a caso sperando di uscire dai binari e finalmente è arrivato al ciglio di un muretto che affacciava su una strada trafficata. Si è arrampicato ed è saltato giù dall’altra parte rischiando anche di farsi molto male. Arrivato dall’altra parte ha pensato di alzare il bastone in segno di riconoscimento con la speranza che qualcuno si fermasse ad aiutarlo. Ma nulla. Persa questa speranza ha deciso di chiamare il 113 e una volta arrivata la polizia si è fatto accompagnare in centrale e ha sporto  denuncia verso trenitalia.

cosa ne pensa  la società di questi avvenimenti?

Forse che è umano sbagliare?

Forse che queste cose possono capitare a tutti?

Forse che il ragazzo è stato stupido a voler viaggiare da solo?

O cos’altro si inventerà per non accettare la verità?

Verità semplice … molto più semplice di tutte queste concezioni.

In quanto basterebbe che Trenitalia facesse funzionare un sistema vocale che annuncia le varie fermate e possibilmente anche il lato del treno dal quale scendere.

A me non sembra proprio una cosa paradossale. E a voi?

I cellulari…parlano!

Febbraio 8, 2008 - One Response

Molti si chiederanno come facciamo noi non vedenti ad utilizzare il cellulare.

beh…ci sono stati tempi duri nei quali questa tecnologia era a noi praticamente preclusa.

Ma con l’evolversi dell’era tecnologica qualcuno ha  pensato anche a noi.

Precisamente è stato creato un software che installato sul telefonino ha la stessa funzione degli screenreaders che usiamo sul computer.  Questo software si chiama Talks e ci permette di avere in voce tutto ma proprio tutto ciò che appare sullo schermo del cellulare.  Quindi si può consultare la rubrica, scrivere e leggere i messaggi, andare sul web e scaricare di tutto come farebbe qualsiasi persona. naturalmente si deve installare sul telefonino anche una sintesi vocale e questa è l’unica nota ancora dolente.  Poiché non è stata ancora creata una sintesi compatibile per cellulari che abbia una voce somigliante a quella umana e per questo motivo dovete immaginare che i nostri cellulari parlano esclusivamente con una voce elettronica, tipo quella dei robot per intenderci!

come nel discorso che ho fatto in precedenza sull’uso del computer anche per usare il cellulare vengono utilizzate delle combinazioni di tasti che ci permettono di accedere alle diverse funzioni e soprattutto di regolare a nostro piacimento il funzionamento di talks. si possono impostare i valori quali la velocità della sintesi, la punteggiatura da recitare durante la lettura, il volume e altre funzioni secondarie .

 

Io continuo sempre a confidare nella tecnologia perché essa può davvero aprirci molte porte sul mondo.

 

La cultura e i non vedenti

Novembre 12, 2007 - 7 Responses

Oggi voglio parlarvi di un problema legato alla cultura che ha riguardato come me decine e decine di non vedenti nella nostra nazione.

Di seguito lascio un articolo scritto da una ragazza che affrontando la vita da studentessa si è dovuta scontrare con questo problema per nulla facile da superare autonomamente.

 

 ”La cultura, oggi, è accessibile a tutti?”

“È un’importante domanda che mi pongo da tempo e che sottopongo all’attenzione di chi leggerà questo articolo.Sono Rita, una ragazza non vedente iscritta in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Palermo, ma credo di scrivere a nome di tutti gli studenti ciechi italiani.Vorrei precisare che noi abbiamo la possibilità di studiare usando il metodo braille, ascoltando le audiocassette, metodi ancora validi e per fortuna non caduti in disuso.. La preparazione dei testi in questi formati richiede tempi di attesa molto lunghi e un enorme dispendio di energie umane.Oggi, grazie alla tecnologia che in qualche modo ha ridotto le “barriere” per l’accesso al mondo dell’informazione e della cultura, potremmo studiare usando oltre ai già citati metodi anche il computer purchè il testo ci venga fornito dalle case editrici su opportuno supporto informatico. Mi rivolgo proprio agli editori che spesso sono restii a fornirci i testi; comprendo bene la loro preoccupazione per l’editoria illegale, le leggi vigenti sui diritti d’autore, ma credo che la mia richiesta non sia un capriccio ma una vera necessità.Esistono delle convenzioni tra la Biblioteca Italiana per Ciechi di Monza e l’ AIE (Associazione Italiana Editori), ma i tempi di attesa per un testo universitario variano da uno a tre mesi. Solitamente il non vedente inoltra una richiesta alla Biblioteca specificando il testo desiderato, questa contatta l’editore per ricevere il testo che successivamente, se fornitogli, verrà consegnato all’utente.Non capisco le ragioni di questa lunga attesa visto che con la tecnologia si fa tutto alla velocità della luce.Non vorrei stravolgere le convenzioni stipulate, vorrei soltanto più tempestività.Ritengo che l’istruzione e la formazione siano diritti innegabili a nessuno, anche a persone che come me hanno un handicap visivo; esse sono prerogative di un futuro inserimento lavorativo e un ulteriore contributo per la crescita dell’intera collettività.”

Rita Gaglio

Spero che le sue parole facciano riflettere tante persone e soprattutto che facciano smuovere queste acque non molto limpide nelle quali siamo costretti a volte a navigare. 

La musica in me

Novembre 11, 2007 - 5 Responses

Dalle mani di un pianista o dalle dita di un chitarrista, dalla voce di un coro o dalla performance di un solista, da una radio in un ufficio o da un impianto su un palco scenico, dallo studio pratico di uno strumento o dal sogno di un violinista, dal rumore delle onde del mare o dalla carezza del vento sul viso. Non so come trovare altre parole o forse non so come smettere di trovarle solo per descrivere da cosa viene la mia passione per questa arte. Non la ritengo egoisticamente superiore ad altre arti ma per il mio cuore è quanto di più bello possa esistere in questo mondo. Mi basta pensare al mio passato e ricordare che ogni momento triste è andato via con la musica o con un fatto legato strettamente ad essa. Quando non trovavo risposte alle mie domande mi perdevo nella melodia di una canzone e tutto diventava chiaro. Ho passato tantissimi momenti indimenticabili grazie alla musica. Non mi ritengo una musicista perché non lo sono e non potrei dire di esserlo. Tutto ciò che posso dire con sicurezza estrema è che la musica è in me e io la seguirò sempre ed ovunque essa mi voglia portare senza paura di sbagliare strada o destino. Sembrano parole di un pazzo? Una volta una persona saggia mi ha detto: “Tutte le persone che dentro di se sentono la spinta verso un’arte saranno giudicati pazzi dal resto del mondo.” Ora posso dire che quella persona non aveva tutti i torti perché ho visto con i miei occhi la normalità degli artisti che è poi l’anormalità per chiunque non si senta parte di loro. Da una sera strana e senza un vero significato nasce questa mia riflessione e la dedico completamente alla musica. Dalle melodie irlandesi che portano con se storie e leggende o dai mille cinguettii che portano serenità nelle mattine di primavera. Dai ricordi di una bambina che diventata donna si addormenta dolcemente o dai sorrisi di altri bambini che non sanno ancora come sarà la loro vita. Da Billy Joel a Elton John, da Faith Hill a Celine Dion, dai Dubliners agli U2, da Mariah Carey a Christina Aguilera, da Ennio Morricone a James Horner, da Frank Sinatra a Kenny G., dai Beatles agli Alabama, da Dolly Parton a LeAnn Rimes,  dalla musica all’infinito…

Erin   

Tecnologia: Il computer e i non vedenti

Novembre 8, 2007 - Leave a Response

Molte domande mi sono state poste da persone curiose di sapere in che modo noi riusciamo ad usare i prodotti della tecnologia moderna.

Mi riferisco a computer, cellulari, palmari e altri prodotti elettronici.

Inizio col dire che il mio approccio a queste tecnologie è stato del tutto normale poiché fino ai diciotto anni i miei occhi mi hanno permesso di usarle senza bisogno di ausili o particolari aiuti.

Fin da bambina sono stata avvicinata ai computer dalla passione di mio padre e ho imparato a scrivere senza guardare la tastiera per andare sempre più veloce.

In realtà fino ai sedici anni non ero molto veloce ma, la mia passione per lo scrivere mi ha portata in seguito ad esercitarmi da autodidatta e giorno dopo giorno ho acquisito sempre maggiore velocità nell’usare la tastiera.

Questo mi ha permesso di passare all’uso del computer tramite gli ausili con facilità e senza sforzi.

Avendo sempre usato la vista ho dovuto imparare a concepire tutto ciò che riguardava il computer in maniera diversa.

Pian piano mi sono informata sui vari prodotti messi a disposizione per i non vedenti e dopo aver acquistato il mio attuale portatile ho deciso di diventare brava anche con l’uso degli ausili.

In questo post mi soffermerò esclusivamente su tutto ciò che ci permette di utilizzare in assoluta autonomia il computer.

Esistono, infatti, degli screenreader, ossia lettori di schermo, che tramite una sintesi vocale leggono tutto ciò che appare sul monitor, icone, files, e tutto ma proprio tutto quello che si può trovare in un computer.

Lo screenreader non è altro che un software che va installato sul computer del non vedente. Stessa cosa vale per le sintesi vocali che oggigiorno sono migliorate moltissimo arrivando a somigliare quasi del tutto alla voce umana e, quindi sono diventate molto gradevoli da ascoltare.

Naturalmente con questi due prodotti va usata esclusivamente la tastiera.

Entrando nel particolare si può assegnare ad ogni tasto o ad ogni combinazione di tasti una funzione che cambierà a seconda del programma che si vuole utilizzare.

In questo caso il mouse viene cestinato totalmente.

E’ anche vero che la tecnologia va sempre avanti anche per noi ed ho sentito di mouse che possono essere utilizzati dai non vedenti ma non ho approfondito le notizie quindi non mi soffermerò ulteriormente su questo fatto fino alle prossime scoperte.

Nel prossimo post parlerò dei cellulari, dei palmari e di altri prodotti .

Erin    

 

Le Associazioni e i non vedenti

Ottobre 30, 2007 - 3 Responses

In questi giorni non ho trovato proprio il tempo di scrivere  poiché oltre alla scrittura di questo blog ho altri interessi che mi hanno tenuta piuttosto impegnata.

In particolare la musica.

Di questo mio interesse vi parlerò nel prossimo post.

Ora volevo affrontare un altro argomento.

Le associazioni per disabili.

La più conosciuta in Italia per i non vedenti è l’U.I.C. (Unione Italiana Ciechi), della quale sono socia anche io e devo aggiungere che negli ultimi anni ne sono rimasta piacevolmente colpita e posso dire di essere orgogliosa di farne parte.

In Italia purtroppo queste associazioni sono lasciate perlopiù a loro stesse senza che le siano dati poteri di gestione autonoma e proficui fondi per portare a termine iniziative e mandare avanti servizi fondamentali per i ciechi italiani.

In altri Stati come ad esempio la Spagna, l’Associazione principale ha veramente un potere gestionale incredibile e fruttuoso che avvantaggia di moltissimo gli spagnoli nei nostri confronti.

Queste sono tutte colpe da dare ai piani alti della società e credo che io posso fare ben poco.

Ho sentito spesso soci lamentarsi delle Associazioni perché non risolvevano problemi o non venivano incontro alle loro esigenze ma, queste persone non hanno per nulla riflettuto sul punto fondamentale che ho descritto sopra.

Per chi vive in periferia, la situazione è ancora più tragica, perché in generale tutti i servizi per i disabili si fermano nelle grandi città e noi rimaniamo a bocca asciutta.

Lamentarsi per i disservizi credo non serva a molto.

Quello che si dovrebbe fare è lottare intelligentemente contro chiunque non dia potere e non rilasci i fondi necessari a queste Associazioni.

Sulle suddette ne ho sentite davvero di tutti i colori e per raccontare tutto mi ci vorrebbe un libro intero.

Mi fermo qui per il momento.

La mia pietra l’ho lanciata e appena avrò le sembianze di un avvocato continuerò il discorso…J

Un saluto.

Erin

Essere genitori non vedenti.

Ottobre 24, 2007 - 3 Responses

Non volevo che diventasse un muro del pianto ma, rileggendo ciò che ho scritto, devo dire che un pò gli assomiglia.

Credo sia inevitabile sembrare polemica o a volte anche dura con il resto del mondo, perché devo parlare di cose che mi portano ad esserlo se non altro per cercare di cambiare un pochino la mentalità, quella più chiusa e prevenuta.

Per questo motivo tiro fuori dai miei discorsi tutti coloro che sono aperti e non ignoranti in materia.

Nel senso che le mie parole sono rivolte solo e soltanto a chi non sa o non conosce la nostra realtà.

Non voglio offendere nessuno ma solo scrivere delle mie esperienze e se ci capita qualcuno di mezzo non posso farci nulla.

Non posso evitare di provare sentimenti negativi verso chi mi ha fatto passare brutti quarti d’ora.

Posso però cercare di perdonare per stare bene con me stessa.

Infatti, quando parlo di sentimenti negativi, parlo sempre di momenti passati o di momenti fini a se stessi che non sono durati più di uno o due giorni.

Dopodiché ho sempre trovato il modo e il motivo per perdonare quelle persone o ignorarle per andare avanti nel mio cammino.

Si sa. L’odio è un sentimento troppo forte e devastante che fa più male a chi odia e meno a chi è odiato.

Quindi togliamo dai discorsi la parola odio.

Togliamo anche la parola intolleranza.

Togliamo tutto ciò che c’è di negativo e rendiamo il discorso positivo  il più possibile.

Certo è difficile parlare di fatti negativi trasformandoli in positivi ma giuro che proverò a farlo.

Ciò che voglio è alimentare sentimenti positivi e non quelli negativi.

Dopo questo lunghissimo preambolo posso passare a parlarvi dell’argomento del post.

“Un non vedente può fare un figlio ed allevarlo tranquillamente come chiunque?”

Un quesito molto importante che spesso frena sia i vedenti che i non vedenti stessi.

I vedenti, poiché ci pensano più di una volta prima di provare soltanto a farsi una famiglia con un disabile.

I non vedenti perché alle volte si lasciano prendere dallo sconforto dovuto anche alla frase sopra e iniziano a pensare che sia difficilissimo essere genitori nella loro condizione.

Nel primo caso posso solo rimandare ai post precedenti per cercare di far cambiare idea al mondo.

Nel secondo caso invito queste persone a fare la conoscenza di chi ha avuto il coraggio di diventare genitore e lo ha fatto davvero nel migliore dei modi, dando alla luce dei figli e allevandoli con amore e dando loro una buonissima educazione.

Io, conoscendo questi disabili che hanno formato le loro famiglie, sono rimasta più di una volta commossa vedendo la sensibilità e la generosità dei figli verso i loro genitori e anche colpita nel realizzare quanto questi figli tenevano ai valori insegnati loro.

Credo che questo dipenda dal fatto che avendo vicino un genitore disabile, il figlio cresca con una consapevolezza della vita molto diversa e impari valori come generosità, amore per il prossimo, per la famiglia, disponibilità ad aiutare gli altri molto prima e più intensamente rispetto ad altre persone.

 

La cosa che però mi ha colpito di più in assoluto è stata vedere persone non vedenti che da sole hanno allevato non uno ma più figli perché come accade ad alcune famiglie, i genitori si sono divisi e in questi casi il marito o la moglie avevano lasciato i bambini alla persona non vedente.

Vi giuro che ci sono davvero rimasta nel vedere questi ragazzi cresciuti e i bambini così buoni e educati. Un’esperienza che mi ha commosso profondamente e che non andrà mai via dal mio cuore.

Non ho alcun dubbio.

 

Queste sono tutte mie riflessioni personali naturalmente dovute alle mie esperienze.

Volendo entrare un po’ più nel profondo del discorso potrei solamente parlarvi di ciò che io ho visto.

 Non avendo vissuto l’esperienza di genitore, però, non potrei dire altro e non saprei come fare per essere totalmente vera in ciò che scrivo.

Con questa paura sento che è meglio rimandare magari a qualche annetto, quando, oltre a ciò che ho potuto vedere dalle altre persone, avrò la mia esperienza personale di genitore da portare ad esempio e, allora si, che sentirò in tutta libertà di poter veramente cambiare un po’ le cose nel mondo dei pregiudizi.

   

 

Un pensiero per questo giorno:)

Ottobre 17, 2007 - Leave a Response

Quando un cuore innamorato piange nella notte arriva sempre una stella a sorridergli al mattino. Si copre di rugiada e si tinge di rosso appoggiato su un candido e morbido guanciale. Fatto proprio inquitante … Non si dimentica per strada una cosa così importante eppure c’è chi non se ne accorge mai o fa finta di non vedere e questo fa male nel profondo.

Dedicato agli innamorati e a chi non li ricambia…

Erin

Per continuare…e per riflettere…

Ottobre 15, 2007 - Leave a Response

Per continuare il post precedente voglio aggiungere soltanto che questo blog non vuole essere assolutamente un misero “muro del pianto” di una scapestrata qualsiasi o addirittura psicopatica ma, al contrario vuole essere un blog informativo sulla realtà e sulla verità della vita dei non vedenti per cercare il più possibile di abbattere quei pregiudizi alquanto strani che si sono installati nel profondo della mentalità di alcune persone.

Mi vengono fatte ancora domande di questo genere: “Ma un non vedente fa colazione con l’aiuto di una persona che lo imbocca pazientemente?”. E ancora peggio: “Riescono a badare a se stessi? Si lavano, vestono, cucinano, stirano, camminano da soli?”.

Ora di fronte a queste domande io rimango totalmente interdetta e per un attimo senza fiato. Mi manca anche un pò la volontà di rispondere e spiegare loro la realtà. Ma devo riprendermi perché molte di queste domande vengono fatte da madri che vogliono sapere se un non vedente è un buon partito per il loro figlio o la loro figlia. Cose da matti! Superiamo il fatto della colazione in quanto è proprio la cosa più assurda che le mie orecchie abbiano sentito. Mi verrebbe da rispondere a tono ma, con tutta la calma che posso raccogliere dico al mondo che un non vedente sa prepararsi tutti i pasti possibili e immaginabili, sa apparecchiare e consumare in totale autonomia tutti questi pasti fino all’ultima briciola. E qui ci vorrebbe un bel “Tié!”!

La seconda domanda si può dividere in due parti. Risppondendo alla prima parte che poi è il seguito della faccenda sulla colazione, posso solo ribadire che il non vedente adottando un diverso modo di fare è in grado di badare a se stesso in ogni situazione ed alcuni arrivano anche a diventare molto bravi nella cucina e nella cura della casa. Tranne poi le persone un pò svogliate come me che non sanno stirare ma non a causa del mio problema.  Bensì, per motivi di non volontà nel fare quella determinata cosa.

Qui ci sarebbe bisogno di un’altra battuta: “I non vedenti possono tutti permettersi una cura giornaliera in un istituto di bellezza?”. Alla nostra cura personale pensiamo noi come ci pensa chi vuol stare bene nella società. Vabbè! Mi sento anche ridicola a scrivere queste cose ma vi posso assicurare che queste domande sono davvero frequenti.

La seconda parte, quella che chiede se i non vedenti camminano da soli ha bisogno di un post a parte. In quanto il camminare da soli dipende non dalla disabilità ma dal coraggio del non vedente. Si può utilizzare il bastone bianco o il cane guida per essere autonomi nei luoghi non conosciuti oppure ci si può affidare ad altre persone nel caso di chi non se la sente di affrontare il mondo esterno con il coraggio dei leoni. Perché c’è bisogno del coraggio dei leoni lo spiegherò nel post dedicato alla mobilità del non vedente. Ora credo di aver esaurito i pensieri di questo giorno. E se per assurdo qualcuno leggesse questo post lo invito almeno a divulgare ciò che è scritto al suo interno. Per eliminare i pregiudizi.

“Voglio sempre trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso proprio non ce l’ha!”  

Il senso della vita.

Ottobre 8, 2007 - 7 Responses

Questo è il mio primo articolo in un blog dedicato maggiormente  al mondo della disabilità visiva e quindi al pensiero e ai problemi e alla vita di tutti coloro che ne affrontano di tutti i colori ogni giorno. “Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha!”.

Inizio col dire che sono anche io una ragazza non vedente e che quindi so bene cosa si prova e come si possa vivere altrettanto bene su questa terra pur avendo una grave disabilità come la non vista.

Ciò che vorrei chiedere al mondo è solo di vedere oltre le apparenze, non fermarsi mai davanti ad una disabilità ed andare oltre l’ignoto per capire e comprendere che dietro ci sono persone che a tutti gli effetti sono capaci di qualsiasi cosa siano queste cose benigne o no. Siamo in grado di pensare e di diventare scienziati, di rimanere analfabeti, di diventare importanti nel mondo o di rimanere nell’anonimato, di commettere atti poco piacevoli o di fare opere di bene esattamente come tutti gli esseri umani. Vogliateci bene e vogliateci male ma non abbiate pietà o compassione per noi. Vogliamo rispetto ma il giusto rispetto che ognuno di noi dovrebbe avere per il prossimo e nulla in più!